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Testaccio: un colle di cocciopesto

A Roma, originariamente, vi erano sette colli... poi sono diventati otto.
L’ottavo colle è il colle del Testaccio, oggi completamente edificato.
Il Testaccio è dunque una collina artificiale, ma come nasce? Di cos’è fatta? Vogliamo scommettere che c’entra con la calce?
Ai tempi della Roma imperiale i trasporti degli alimenti avveniva utilizzando come contenitori le anfore di terracotta, le anfore pesavano vuote circa 30 Kg e piene fino a 70 Kg

Una volta che il contenuto delle anfore era venduto dai mercanti c’era il problema delle anfore vuote. Dato il peso e il volume, logicamente, non aveva senso caricare le anfore vuote e ritornarle al mittente (olio dalla Spagna, grano dal nord Africa, ecc.) e pertanto le stesse venivano distrutte.
Venivano raccolte, rotte ed ammucchiate in prossimità del ponte più prossimo al mare di Roma, il ponte del Testaccio. 

Questa enorme quantità di cocci dava tuttavia due problemi; uno era che i cocci erano sporchi del contenuto delle anfore che marciva e creava miasmi, il secondo problema che questa collina che andava formandosi era alta e instabile (è arrivata ad avere un’altezza di oltre 80 metri). 
Gli antiche romani, che bene conoscevano le proprietà pozzolaniche del cocciospesto e quelle antisettiche della calce, come hanno risolto il problema?
Mescolando i cocci con la calce viva, che da una parte eliminava il problema degli odori e dall’altra stabilizzava la collina.
Una collina di cocciopesto!