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Tabacco e calce: una presina scaccia demoni e raffreddori

Nel 1560, Jean Nicot de Villamain, ambasciatore di Francia in Portogallo, inviò semi di tabacco a Francesco II e a Caterina de’ Medici, vantandone le proprietà terapeutiche e facendone diffondere in breve tempo la coltivazione.

In suo onore, si chiamò la specie Herba nicotiana, ribattezzata scientificamente da Linneo Nicotiana tabacum.

Ma questa pianta era già impiegata presso antiche popolazioni andine, i Maya e le tribù indiane dell’America settentrionale come eccitante, narcotico, afrodisiaco, decongestionante, o ancora a scopo scaramantico secondo le intenzioni dello stregone di turno.

Il rapé infatti (una presina di polvere di tabacco essiccato) veniva soffiato dal medico stregone nelle narici del paziente per procurargli uno stato di stordimento, quasi di narcosi, ma anche con intento propiziatorio, nella convinzione che l’aroma della Nicotiana facesse fuggire gli spiriti del male, demonio compreso, che notoriamente non amano gli aromi intensi.
L’usanza di inalare tabacco si diffuse anche in Europa dove la “presina”, tanto di moda sino alla fine dell’Ottocento, era ritenuta efficace – e con ragione – contro la congestione delle fosse nasali e il mal di capo provocati da malattie da raffreddamento.

Oggi sopravvive solo in qualche zona del continente americano e dell’Europa centro-settentrionale, mentre nel Messico è tuttora viva l’abitudine di masticare foglie di tabacco mescolate, udite bene, alla calce.
Secondo chi ne fa uso, masticando tabacco e calce si possono sopportare fatiche pesantissime senza mangiare e bere per diverse ore.