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La Repubblica.it scopre l'acqua calda... Vitruvio ringrazia

Con toni strombazzanti da scoop che solo i calce-poco-informati utilizzano, il sito di La Repubblica.it ha lanciato ieri (17/6/13) un articolo intitolato "Dall'antica Roma un segreto per costruire: il cemento del passato meglio dell'attuale".

L'articolo, in sintesi, dice: ...l'impasto cementizio utilizzato ai tempi dell'Impero era meglio di quello che sappiamo fare oggi. Più resistente sì, ma anche più sostenibile dal punto di vista ambientale.

Per capirlo basta guardare le rovine romane ancora in piedi dopo oltre duemila anni. E a metterlo nero su bianco è uno studio di una squadra internazionale di scienziati, e potrebbe aiutare chi costruisce a farlo da qui in poi in maniera migliore. Gli scienziati e gli ingegneri hanno notato la resistenza all'erosione e all'acqua del cemento romano impiegato nella costruzione di porti, ancora perfettamente conservato in molti casi. L'ingegnere Marie Jackson dell'Università della California a Berkley fa i numeri: "Rispetto a quello romano, il cemento di Portland, quello che usiamo comunemente da 200 anni, in queste condizioni non durerebbe più di mezzo secolo prima di iniziare a erodersi". ...l'equipe ha analizzato tra l'Europa e gli Usa un campione estratto dal porto romano della baia di Pozzuoli, a Napoli. Il segreto è nell'utilizzo di particolari minerali, tra cui roccia vulcanica e calce, che a contatto con l'acqua rendevano il cemento particolarmente solido... testo integrale da www.repubblica.it

Quindi la 'notiziona' sarebbe che l'università della California ha 'scoperto' che grassello di calce, sabbia, ghiaia e pozzolana danno origine ad una malta idraulica molto resistente e a basso impatto?
Forse da Repubblica.it non sanno che Vitruvio descriveva perfettamente questa tipologia di impasto attorno al 13 a.C. nel ‘De Architectura’ e che, probabilmente,  l'ing. Jackson dell'Università della California è arrivato un po tardi... diciamo un paio di millenni? 


A tutti, consigliamo questa lettura tratta da Marco Vitruvio Pollione ‘De Architectura' - Volume II  Cap. IV

...Evvi ancora un altro genere di arena che produce effetti meravigliosi. Si trova nei dintorni di Baia e nei territori dei municipi, che sono intorno al Vesuvio, mescolata insomma di calce e cementi fa gagliarda non solo ogni specie di costruzione ma particolarmente quelle che si fanno in mare sott’acqua. Sembra che questo avvenga perché sotto quei monti esistono caldissime terre e spesso sorgive di acque calde, le quali non vi sarebbero, se non vi fossero sotto anche grandissimi fuochi alimentati da zolfo, da allume o dal bitume, i quali fuochi penetrando per li meati e bruciando, rendono leggiera quella terra, onde il tu- fo ancora che ivi nasce, rimane spugnoso e senza umido. Perciò venendosi a mescolare insieme queste tre cose, le quali sono state tutte alla stessa maniera formate dalla violenza del fuoco, ricevendo di bot- to l’umido, fanno presa e indurite dallo stesso umido si rassodano, che non può scioglierle né l’onda né qualunque impeto d’acqua...