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Recupero di un'antica calcare in Cilento

La calcara e la produzione della calce. La Calcara è una fornace costruita in pietra a secco destinata alla produzione della calce, lavoro anticamente molto diffuso in luoghi ricchi di pietre calcaree e legname. La calce, grazie al suo vasto impiego nell'edilizia, ma anche come disinfettante e antiparassitario, era un prodotto molto richiesto particolarmente in un periodo che va, all'incirca, tra

la fine del 1600 e la metà del 1800.Per poco meno di due secoli, dunque, le calcare costituirono un' importante fonte di reddito e benessere per le comunità montane che univano così agricoltori, pastori e boscaioli, in un'attività sfruttata anche da commercianti, trasportatori e dal potere amministrativo locale che, spesso, si trovò a gestire direttamente le squadre dilavoratori addetti alle fornaci, oltre a regolamentare l'attività di produzione della calce. 

L'antica calcara è ubicata nel Comune di Sessa Cilento, all'appendice inferiore del borgo rurale di Casigliano, in un punto in cui iniziano i sentieri naturalistici che da qui conducono ai borghi vicini di Valle Cilento e S.Mango, percorrendo la cosiddetta "Valle dei Mulini". Non a caso le numerose calcare di Casigliano, furono costruite in prossimità di queste vie di collegamento che fino a tempi recenti costituivano le uniche vie di comunicazione della zona, quotidianamente utilizzati da contadini, pastori e pellegrini. E' una fornace costruita in pietra a secco destinata alla produzione della calce, lavoro anticamente molto diffuso in luoghi ricchi di pietre calcaree e legname. Come consuetudine, essa è in parte interrata in quanto sfrutta il terrapieno perimetrale ed ha forma troncoconica rastremata verso l'alto, con una bocca laterale per l'alimentazione del fuoco di cottura e l'estrazione delle ceneri. Per la produzione della calce, un abile esperto selezionava le migliori pietre, quelle più ricche di carbonato di calcio, tenendo in considerazione che la cottura consentiva di ottenere, come prodotto finito, circa la metà -in peso- del grezzo raccolto. Le pietre da cuocere erano posizionate a partire dal fondo: si disponevano lungo le pareti in diversi strati di altezza, poi si costruiva una volta a secco che delimitava la "camera di combustione" per l'alimentazione del fuoco. Si procedeva quindi al riempimento della calcara avendo cura di disporre le pietre lasciando lo spazio sufficiente per il passaggio del calore e del fumo tra gli strati. Una volta completato il riempimento, le pietre erano ricoperte con una "cappa" di argilla nella quale si predisponevano piccoli fori per la fuoriuscita del fumo. Talvolta sulla sommità della cappa era inserita una croce di ferro, quale simbolo di buon auspicio per la produzione in atto. La fornace era accesa dalla bocca inferiore e mantenuta costantemente alimentata. Dopo una settimana di fuoco continuo ad oltre 900 gradi di temperatura (di notte le calcare in funzione creavano uno spettacolo suggestivo), il fumo di combustione da freddo e nero diventava rovente e quasi invisibile: era il segnale che si era giunti al termine del ciclo di cottura. Occorrevano un paio di giorni perché la fornace si raffreddasse, poi, tolta la copertura la si iniziava a scaricare dall'alto. Le pietre di calce grezza o viva dovevano essere conservate in contenitori o sacchi chiusi, in ambienti asciutti. Per utilizzare la calce, era necessario procedere al cosiddetto spegnimento in acqua. Lo spegnimento produce la disgregazione delle pietre, accompagnata dalla produzione di temperature superiori ai 100 °C. Il rapporto tra il peso delle pietre di calce viva e il quantitativo di acqua, determina la formazione di polvere o di grassello di calce. La polvere era utilizzata in agricoltura come antiparassitario e disinfestante, il grassello per le applicazioni in edilizia. La calcara è stata attiva fino agli inizi del 1900, e gli addetti ai lavori sostengono che la calce prodotta a Casigliano era tra le migliori del territorio; gran parte degli abitati e degli edifici storici attualmente integri dell'area, furono costruiti con quella calce.

Arch. Vincenzo Nicolella